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Non solo moda, tantissimi ibridi con fiori grandi e variopinti, specie spontanee dalle corolle minute e incantevoli

Per rendersi conto che la famiglia delle Orchidaceae è detentrice di fantastici record basta citare alcuni numeri.

Ad esempio, sappiamo che con i suoi 800 generi e 20.000 specie essa supera quantitativamente qualunque altra concorrente, fatta eccezione per le sole Compositae (25.000 specie). Un altro primato si riferisce agli ibridi, che sembrano aver raggiunto le 120.000 unità, molte delle quali riguardanti i generi più conosciuti (Phalaenopsis, Dendrobium, Cymbidium e così via). Inoltre, la biologia e la fisiologia di queste piante riservano molte altre sorprese, traducibili anche sul piano statistico.

Ad esempio, è noto che i semi sono leggerissimi e di dimensioni microscopiche, tanto da rassomigliare più alla polvere di casa che a organi destinati a germinare: un solo frutto di orchidea spontanea ne può contenere migliaia o addirittura milioni, come dimostrato dalla specie Cycnoches chlorochilon, una cui capsula riesce a ospitare 3.750.000 minuscoli semi, tutti teoricamente in grado di far nascere altrettante piantine. Ma il record più interessante di questa straordinaria famiglia è legato incontestabilmente al fascino dei fiori, strutturalmente simili fra loro pur con le dovute differenze fra i vari generi, ma anche diversissimi per forme, colori, dimensioni e profumi. In buona sostanza, è il fiore ciò che nell’orchidea attira di più, esercitando un irresistibile potere di attrazione su tutti noi, dal più navigato degli intenditori al più sprovveduto fra i principianti.

Fra queste due categorie di appassionati, peraltro, va sempre più affermandosi una discordanza di gusti,  in questo mondo di bellissime piantem, mentre il neofita resta a bocca aperta davanti a fiori grandi e variopinti, generalmente appartenenti a ibridi, l’intenditore gradualmente si fa sedurre da corolle sempre più minute, di cui sono solitamente dotate le specie spontanee.

Se siamo d’accordo sulla bontà di questo termometro, ognuno di noi può verificare il proprio livello febbrile di orchidofilia.

Le più comuni, facili da coltivare

Il vastissimo mondo delle orchidee da appartamento può essere suddiviso in due gruppi, il primo dei quali comprende le specie e soprattutto gli ibridi più comunemente coltivati e messi in commercio. Queste piante, ovviamente, sono state scelte non solo per la bellezza e la grandezza dei fiori, ma anche per la relativa facilità con cui si possono coltivare, con il non piccolo vantaggio che le vede condividere simili esigenze di vita, specialmente il caldo e un’umidità piuttosto elevata. Basta avere a disposizione una stanza ben illuminata, che d’inverno sia sufficientemente calda anche di notte, e il gioco è quasi fatto.

Ma le orchidee sono tante e si coltivano al sole o all’ombra, al caldo o al freddo, secondo il genere, perché sono talmente numerose e provengono da luoghi tanto diversi che le esigenze sono molto differenziate. Di solito per l’appartamento si coltivano Phalaenopsis, Oncidium, Miltonia e talvolta Cymbidium e Dendrobium, ma ce ne sono molte altre meno conosciute che a poco a poco entreranno in commercio. Se iniziamo con le Phalaenopsis, facciamo attenzione ché esse amano il caldo e l’ombra soprattutto d’estate; se prendono il sole d’inverno va bene, ma soffrono l’aria stagnante e vanno concimate con generosità.

Innaffiature

A questo proposito, bisogna stare attenti a non lasciare acqua nel sottovaso: è meglio far patire l’asciutto e aspettare, anziché bagnare troppo. Statisticamente sappiamo che quasi tutte le orchidee che muoiono in casa è perché avevano le radici marce. Viceversa, quando si bagna bisogna farlo con generosità e dall¿alto, mentre l’immersione può essere pericolosa, perché se si hanno diverse piante e una di loro ha un problema, questo può diffondersi rapidamente. Annaffiando da sopra, l’acqua scorre giù perché nel vaso vi è corteccia, che non trattiene l’acqua ma diventa pesante.

Il tipo di terreno

Solitamente si usa una corteccia trattata per orchidee, perché le piante hanno radici aeree e perciò va bene qualsiasi materiale che lascia filtrare l’aria.

Il concime per le orchidee

Sì, e anche con una certa abbondanza. Si usano generalmente concimi bilanciati tra azoto, fosforo e potassio (15-15-15 o 20-20-20). Per la frequenza, una buona regola sarebbe questa: dopo tre annaffiature, alla quarta prima si bagna e poi si concima. Le Phalaenopsis e i Cymbidium vanno concimati molto, cioè 2 grammi/litro, tutte le altre 1 grammo/litro.

Passiamo alla croce e delizia delle orchidee: le temperature

I Cymbidium generalmente vogliono il fresco, le Phalaenopsis il caldo. Le temperature notturne invernali sono il punto di riferimento critico. Per caldo si intendono circa 23°C: ci sono coltivazioni industriali che di notte vanno sui 23-24 gradi. Poi c’è il livello temperato, vale a dire circa 15-20°C, sempre notturni. Alcune orchidee, che diciamo essere da freddo, possono sopportare anche le gelate, mentre altre ancora tollerano il freddo senza che si arrivi allo zero. Per le Phalaenopsis l’ideale è 23-24 gradi notturni, ma l’importante è che non vi sia freddo: in casa anche 18 gradi vanno bene. Per i Cymbidium oltre i 15 gradi ci sono problemi, perché di notte vogliono il fresco.

La quantità di luce 

D’inverno è meglio che le Phalaenops is abbiano tutta la luce possibile, perché ce n’è poca e per poche ore, mentre d’estate, con giornate molto lunghe e sole molto forte, vogliono l’ombra profonda. I Cymbidium vogliono invece molta luce, tanto che d’estate possono stare in pieno sole e si coltivano come i limoni, ponendoli accanto alla finestra, anche con sole diretto. In maggio si mettono all’aperto, purché gradualmente, anche in pieno sole e con assidue annaffiature.

I peggiori nemici delle orchidee

Per le Phalaenopsis sono le cocciniglie, che si presentano come batuffoli bianchi e si possono eliminare con cotone idrofilo e alcool. Un altro nemico è il calorifero, sul quale non va assolutamente appoggiato alcun tipo di orchidea. A parte le orchidee più comuni, per gli  altri generi è importante sapere in quale ambiente vogliamo inserirle: di conseguenza c’è una vasta gamma di orchidee che vi si adattano. Prima di prendere questa o quella pianta bisogna conoscerne le esigenze. Per quanto concerne i Bulbophyllum ce ne sono da luce e da ombra, le Cattleya invece vogliono molta luce.
Le Coelogyne vogliono molta luce. Dendrobium è un genere così vasto che ne include da caldo, da freddo, da sole e da ombra. Le Doritis sono da ombra profonda, le Encyclia e le Epidendrum sono da luce. Le Laelia vogliono tantissima luce, le Masdevallia in generale sono da ombra, le Oncidium sono piante che vogliono la luce diffusa, le Paphiopedilum sono piante da ombra e con temperature superiori ai 15 gradi di notte non fanno fiori.

La coltivazione delle epifite su zattere

Soprattutto nell’annaffiatura. Coltivate come in natura, appese con le radici all’aria, asciugano velocemente e tutte le mattine vanno bagnate abbondantemente.
Se si preferisce le si può mettere in vaso, anche perché in casa la zattera può costituire un problema pratico, ma in alcuni casi è necessaria: per esempio le radici di Vanda nel vaso marciscono e per loro la zattera è obbligatoria anche se vanno bagnate bene tutte le mattine e più delle altre.

 
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